Calipso è la strada sbagliata

Calipso è la strada sbagliata

Calipso è la strada sbagliata

Calipso, tutto sommato, è una metafora per poter raccontare quanto sia facile farsi tentare dalla strada sbagliata quando sei un ragazzo che parte dalle periferie e quanto è facile giudicare male chi viene dal nulla.
Per certi aspetti può essere anche la scarsa conoscenza di un territorio ricco di povertà, a volte estreme, ma con tanto desiderio di alzare la testa e lo sguardo verso un orizzonte difficile da intravvedere. Ma Calipso più semplicemente è il titolo di una canzone dell’estate italiana, ascoltata e riascoltata durante i giochi e i laboratori dei nostri pomeriggi tra Stircea e Glodeni.

Per descrivere le nostre attività, prendo ciò che uno dei volontari ha scritto per noi.

Scrive Emanuele: grazie al mio amico Luca ho scoperto la splendida realtà di Mission Moldova e le sue preziose attività. Così decido di aggregarmi alla loro “Missione Amicizia” nel mese di agosto. Appena arrivato nel Paese più povero d’Europa mi sono imbattuto nel solito paesaggio delle capitali ex URSS con quei palazzoni grigi e tutti uguali. Ma il bello doveva ancora venire, ed è arrivato quando ci siamo addentrati nell’entroterra per 170 km e, memore dei racconti dei miei nonni e genitori, mi sono sentito catapultato negli anni 50’. Arretratezza, assenza di ogni tipo di infrastrutture, povertà e ruralità. Un viaggio di due ore e mezza con destinazione Glodeni, piccola cittadina, dove ad attenderci in parrocchia abbiamo trovato le suore che ci hanno ospitato in autogestione, e coccolato donandoci il meglio del loro orto (la nostra Sara quotidianamente andava insieme a suor Teresa a raccogliere i pomodori, i meloni, le zucchine, i cetrioli, le fragole e le cipolle) e un villaggio, Stircea, luogo delle nostre attività divise tra la canonica fatiscente e il giardino con giochi trascurati per bambini con la compagnia di gatti, oche e tacchini che allietavano la vita del giovane parroco, molto disponibile e contento di averci li, anche se per pochi giorni. Cosa abbiamo fatto? Una sorta di centro estivo con giochi di gruppo e laboratori manuali. L’emozione per me è stata tanta in quanto sono attività che non avevo quasi mai fatto, né da educatore né da bambino. Abbiamo cercato insieme a Sara, don Mario e don Massimiliano (sacerdote di Lecce ma Fidei donum in quella diocesi) di entrare in confidenza con i ragazzini, circa 15-20, spiegandogli bene le regole dei giochi e istruendoli sui laboratori, con non poche difficoltà per via della lingua, a volte superate attraverso le traduzioni di don Mario ma anche e soprattutto con gli sguardi che spesso valevano più di mille parole. Nel trascorrere dei giorni la mia commozione cresceva sempre di più osservando l’evoluzione di questi bambini e, gli ultimi giorni crescendo la confidenza con loro, aumentava anche la collaborazione… alcuni di loro infatti iniziavano a sostituirsi a noi nelle spiegazioni dei vari momenti. Dopo tutte queste analisi mentre insegnavo a dipingere e a usare la carta pesta giungevo a una conclusione: non è giusto. Me lo ripetevo anche durante la festa con grigliata di wurstel che abbiamo fatto l’ultimo giorno mentre l’emozione iniziava a farsi presente tra noi volontari. Sia all’andata che al ritorno del viaggio sono rimasto affascinato dagli sterminati campi di girasole, e ripensandoci alla fine quello che desidero è che tutti quei bambini che ho conosciuto, che mi hanno salutato con le lacrime agli occhi e chiesto di ritornare, possano alzare la testa col sole, proprio come dei girasoli, con tanta speranza nel cuore, con coraggio e siano un giorno nelle condizioni di poter prendere in mano il loro destino.

Ed eccoci nuovamente all’inizio di questo nostro report. Scorrendo velocemente la memoria di quelle giornate ritornano impetuosamente nei nostri ricordi i volti, gli sguardi i sorrisi e le lacrime dei saluti di quei pochi bambini che così rapidamente si sono affezionati a noi, alle nostre difficoltà, ai nostri passaggi sui mezzi a nostri disposizione da Stircea a Glodeni e viceversa sulle note a tutto volume di “Calipso” come in un “loop” di emozioni contrastanti messe in moto da Vlad che si diverte a trasformarsi in dj e a salutarci così a suo modo volendo sembrare grande e forte. Calipso… corri ragazzo nei vicoli… corri piccolo grande Vlad, corri… e a te caro Emanuele…ora ricorda dov’è il tuo cuor!