Ciao Mondo!

Il buio detta le regole dello sfruttamento e le tenebre consegnano giovani donne nelle mani di sfruttatori senza scrupoli, il cui obiettivo è solo quello di commercializzare il corpo, venderlo al mercato del piacere a pagamento e consegnarlo, anche se per pochi minuti, nelle mani di clienti che hanno solo bisogno di un oggetto per compensare i propri fallimenti umani ed affettivi.
Questa è la realtà del traffico degli esseri umani.
Noi siamo abituati a vedere il “prodotto finale”, cioè giovani donne provenienti dall’est d’Europa, dall’Africa o dall’America del Sud, lungo le nostre strade o in case chiuse, ma non conosciamo la storia di queste donne, la loro sofferenza, la tragedia dell’emigrazione forzata.
Purtroppo le incontriamo quando sono già delle “vittime” e cerchiamo in diverso modo di prenderci cura di loro, avviando i progetti di recupero. Ma prima di essere vittime di oggi, sono le giovani donne di ieri, le mamme di ieri, le figlie di ieri.
Questo particolare potrà sfuggire allo sfruttatore criminale o al cliente malato, ai quali interessa solo il corpo da vendere o possedere, ma non può assolutamente sfuggire a noi che dobbiamo sempre prendere in considerazione la persona ed amarla, chiedere il suo nome, entrare nella sua storia, restituirle la dignità rubata.
Eppure il traffico degli esseri umani è una tragedia mondiale che coinvolge soprattutto donne e minori, attraverso lo spostamento di persone contro la propria volontà dalla propria terra verso i luoghi di sfruttamento.
Va detto, per non confondere l’emigrazione forzata con l’emigrazione illegale, che il traffico degli esseri umani, e nello specifico la “tratta”, non è la prostituzione e non è immigrazione clandestina.
Il traffico degli esseri umani si nasconde anche nei luoghi di lavoro, sotto forma di lavoro forzoso e senza diritti. Il traffico degli esseri umani è anche nelle case, dove spesso donne, più note con il termine di badanti, svolgono lavori domestici e di cura della persona subendo vessazioni, ricatti e matrimoni forzati.
